DON MARCO POZZA: SMILITARIZZARE I CUORI…
Quello di don Marco Pozza è un volto “televisivamente” molto conosciuto: ha commentato il Vangelo per RAI1, ogni sabato pomeriggio, nella trasmissione “A sua immagine” e, per TV2000, ha prodotto e condotto quattro programmi di parecchie puntate ciascuno, durante le quali, dialogando con papa Francesco, ha scandagliato rispettivamente il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Credo, i Vizi e le Virtù. Le conversazioni con il Pontefice (nell’intervista il Santo Padre e il sacerdote si danno del “tu”) hanno generato altrettanti libri, scritti “a quattro mani”, di facile lettura e di una “chiarezza papale”.
Ma don Pozza ha “sfornato” – e continua a sfornare – numerose altre pubblicazioni, bizzarre nei titoli ma corroboranti per l’anima: “Il miele e le cipolle” (2026), “Chi ultimo arriva meglio alloggia” (2024), “Alla fine è sempre all’improvviso” (2023), “Chi dorme non piglia Cristo” (2022), “L’invidia di Satàn” (2021), “Il contrario di mio” (2018), “L’iradiddio” (2017), “Contropiede” (2012), “Penultima lucertola a destra” (2011).
E’ lui l’ispiratore della memorabile serata che catalizzò su Roma l’attenzione del pianeta nel momento più drammatico dell’emergenza sanitaria da Coronavirus: mi riferisco alla preghiera del 27 marzo 2020, quando, in una Piazza S. Pietro deserta, disturbata solo dalle sirene delle ambulanze, sotto un cielo plumbeo, che versava le sue lacrime sul Crocifisso dal quale ci sentivamo tutti rappresentati, papa Francesco offrì all’umanità “malata” e paralizzata dalla paura dell’infezione, una “lettura secondo la fede” della “tempesta inaspettata e furiosa” che ci stava sconvolgendo. Don Marco, poi, è l’autore, insieme ad alcuni detenuti, dei testi della “Via Crucis” che il Santo Padre, qualche giorno dopo, il 10 aprile 2020, Venerdì Santo, presiedette accogliendo il mondo intero nell’abbraccio silenzioso e solitario del colonnato del Bernini.
Classe 1979, padovano di origine, don Pozza si definisce “uno straccio di prete al quale Dio si intestardisce ad accordare simpatìa e misericordia”. Ha studiato a Roma ed è Dottore in Teologia. Esercita il suo ministero nel Carcere “Due palazzi” di Padova, che egli considera la “sua” parrocchia. In proposito scrive: “La Chiesa è come la mamma di un detenuto: sa metterci la faccia per suo figlio, anche nei sentieri della perdizione”.
A don Marco, nel suo appuntamento calcese, è stato affidato un tema di assoluta attualità: “Smilitarizzare i cuori per smantellare gli arsenali”. L’espressione “smilitarizzare i cuori” è di papa Francesco, che la utilizzò nel suo Messaggio per la “Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani” nel 2022, sollecitando i “seniores” a farsi promotori, in un mondo provato prima dalla pandemìa e poi dalla guerra, di una vera rivoluzione della tenerezza: «Una rivoluzione spirituale e disarmata di cui invito voi, cari nonni e anziani, a diventare protagonisti… Queste grandi crisi rischiano di renderci insensibili al fatto che ci sono altre “epidemie” e altre forme diffuse di violenza che minacciano la famiglia umana e la nostra casa comune. Di fronte a tutto ciò, abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, di una conversione che smilitarizzi i cuori, permettendo a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello».
Nel frattempo, purtroppo, le guerre si sono addirittura allargate e moltiplicate. L’appello, dunque, è ancora più urgente e pressante: se vogliamo smantellare gli arsenali delle armi bisogna che prima smilitarizziamo i cuori. Ciascuno il suo. Poiché la vera pace – insiste ostinato e ossessivo papa Leone – non può essere che “disarmata e disarmante”.
Nel nostro prossimo quaresimale (giovedì 12 marzo nella Sala della Comunità: ore 20.45) don Marco Pozza, con la sua debordante energia, il suo estro imprevedibile, la sua libertà imbarazzante e il suo viscerale amore a Cristo, ci offrirà una testimonianza affatto teorica ma maturata nel contatto quotidiano con la “periferia esistenziale” del penitenziario. Da cappellano – o “prete da galera” come ama definirsi – egli sa che la peggiore prova per i suoi fratelli e sorelle detenuti è la disperazione: «Nella nostra parrocchia del carcere – spiega – la tentazione più grande con la quale Satana tenta ogni mattina di sedurci il cuore è sussurrare: Lasciate stare, tanto non cambia niente, è tutto tempo perso!”». E’ anche la nostra tentazione: rassegnarci alla violenza, alla prevaricazione, all’ingiustizia, alla guerra, al male. Consentire, cioè, a Satana di “armare” il cuore degli uni contro gli altri…
Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2026