LA DEVOZIONE A S. RITA E… LE “CATENE DI S. RITA”
Nonostante secoli di indottrinamento razionalista e di ateismo pratico, la società attuale è piena di “superstizioni”. Anzi: sembrerebbe, paradossalmente, che l’abbandono della fede cristiana e l’irrisione del sentimento religioso autentico abbiano moltiplicato a dismisura, in persone di ogni estrazione sociale e culturale, il ricorso a maghi, cartomanti e occultisti.
Talvolta, purtroppo, la superstizione si traveste di spiritualità: è il caso delle cosiddette “catene”, ovvero di messaggi anonimi che invitano l’ipotetico destinatario a riprodurne immediatamente il contenuto in un certo numero di copie, da trasmettere a propria volta con la promessa, nel nome dell’uno o dell’altro Santo, di eccezionali fortune in amore, nel lavoro, nella salute e in ogni altra situazione della vita. Particolarmente famosa è la “catena di S. Rita”. Sotto l’égida, cioè, della Santa di Cascia. Le modalità di propagazione variano, e l’odierna tecnologia informatica si presta a nuove, infinite possibilità: la “catena di S. Rita”, tuttavia, viene ancora diffusa nella maniera più tradizionale, ovvero attraverso foglietti lasciati nelle chiese. Almeno così avviene, di tanto in tanto, nell’arcipretale di Calcio. Io stesso ho intercettato qualcuno di tali “biglietti”, scritti a mano, lasciati sulla balaustra davanti alla statua della Santa. Si introducono con una preghiera a S. Rita e con un invito: “Recitare 3 Padre nostro, 1 Ave Maria, 1 Gloria”. E fin qui nulla di particolarmente strano. Quindi concludono: “Fai 25 copie e lascia 1 copia ogni giorno per 25 giorni in una chiesa”. La “catena di S. Rita”, a dire il vero, rispetto ad altre molto più “intimidatorie”, non minaccia disgrazie a chi rifiuta di moltiplicare “in venticinque copie” la preghiera alla Santa, da posare “una al giorno in chiesa”, ma “garantisce”, al fedele esecutore, nel “ventiseiesimo giorno”, una “grazia impossibile”… della quale sarebbe “propiziatrice sicura” la “Santa degli impossibili”.
Una pratica apparentemente innocua, dunque. In realtà, estremamente negativa, destinata ad “incatenare” le coscienze con speranze assurde e scrupoli inutili, oltre che a condizionare la devozione ad automatismi di carattere magico. Aprendo le porte ad atteggiamenti di vera e propria opposizione alla fede (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2113). Se la magia, l’idolatria e il satanismo, infatti, sono forme estreme di violazione del primo comandamento (“Non avrai altri dei di fronte a me”), la superstizione ha, comunque, una sua gravità, essendo una effettiva “deviazione del sentimento religioso” (Catechismo CC n. 2111).
Purtroppo, molte persone, fragili dal punto di vista psicologico o digiune delle verità cristiane, cedono alle richieste contenute nelle “catene”. E si rendono corresponsabili della diffusione di credenze sciocche e grottesche, che non hanno nulla da spartire con la venerazione ai Santi, e contaminano, piuttosto, la religione rendendola ridicola, irritante e insopportabile. I foglietti della “catena di S. Rita”, lasciati proditoriamente in chiesa a Calcio, vanno, quindi, sempre cestinati. Senza paura. Il prossimo 22 maggio ricorre la memoria di S. Rita: abbiamo l’occasione per pregarla e venerarla come merita, invocandone con fede l’intercessione, esprimendo la nostra pietà sincera anche con il gesto antico e popolare della benedizione delle rose. In settembre poi, nell’ambito del pellegrinaggio giubilare francescano ad Assisi, dedicheremo tempo e spazio per sostare a Roccaporena (dove è la casa natale della Santa, l’abitazione maritale, l’orto del miracolo e lo scoglio della preghiera ) e a Cascia dove sono custodite le sue spoglie nella basilica a Lei dedicata.
Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2026