NEL CENACOLO… CON MARIA
L’esperienza della sequela del Signore ci consegna un modello di vita “cristificata” (cioè plasmata dallo Spirito Santo secondo la “forma” di Cristo) unico e irrepetibile: Maria, la Madre di Gesù, alla quale san Bernardo, nella Divina Commedia di Dante, attribuisce il titolo – un ossimoro misterioso e incantevole – di “figlia del tuo Figlio”. E verso la quale nutriamo una speciale devozione, piena di affetto e di umanità, nel mese di maggio. Gli esperti delle “cose di chiesa” precisano che il tempo liturgicamente “mariano”, in realtà, è l’Avvento in preparazione al Natale. Ed è vero!
La pietà popolare, tuttavia, si è spontaneamente “ritagliata” dei momenti nei quali ha voluto esprimere la sua venerazione a Maria lasciandosi guidare non dai concetti e dal rigore dei contenuti dottrinali, ma dal sentimento, dalla riconoscenza, dallo stupore, e, perché no, dal bisogno di incontrare lo sguardo di una “mamma”. “Madre della speranza”: così la definì Benedetto XVI nella sua enciclica “Spe salvi” (“Salvati dalla speranza”), che il papa concluse con una magnifica invocazione: “Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, a sperare ed ad amare con te”. In effetti la Vergine è modello della Chiesa e di ogni discepolato: nella fede, nella speranza e nella carità. Maria di Nazareth è anzitutto una donna di fede: “Beata perché hai creduto” la saluta Elisabetta nel Vangelo di Luca. Chi “crede”, anzi, chi “vuole credere” o “cerca di credere” trova in Lei un’amica ed una compagna di viaggio: non il prototipo dell’assoluta “imperturbabilità”. Neppure a Maria, infatti, sono state risparmiate le “oscurità” e le “fatiche” tipiche di chi accetta il “rischio della fede”: e scelse l’ascolto e il silenzio… perchè lo Spirito – insegnano le Scritture – se talvolta si manifesta nel fragore di un vento gagliardo, più spesso accarezza la nostra vita discretamente, come il mormorìo di una brezza leggera.
Maria è anche la Vergine che spera. Un “cantico di speranza”, in effetti, è la sua stessa “verginità”: attesa del compimento delle promesse di Dio, al di là e al di sopra di ogni ragionevole considerazione umana. Donna della vigilanza, quindi: profondamente attenta ai segni della presenza di Dio nella storia, con lo stile e il gusto di chi è immerso nelle “realtà eterne”. Vigilante, cioè contemplativa, e perciò “semplice”: lo Spirito, infatti, rivela i suoi segreti agli umili
Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2026