LA PAROLA AL PARROCO, 24 maggio 2026

NEL CENACOLO… CON MARIA

L’esperienza della sequela del Signore ci consegna un modello di vita “cristificata” (cioè plasmata dallo Spirito Santo secondo la “forma” di Cristo) unico e irrepetibile: Maria, la Madre di Gesù, alla quale san Bernardo, nella Divina Commedia di Dante, attribuisce il titolo – un ossimoro misterioso e incantevole – di “figlia del tuo Figlio”. E verso la quale nutriamo una speciale devozione, piena di affetto e di umanità, nel mese di maggio. Gli esperti delle “cose di chiesa” precisano che il tempo liturgicamente “mariano”, in realtà, è l’Avvento in preparazione al Natale. Ed è vero!

La pietà popolare, tuttavia, si è spontaneamente “ritagliata” dei momenti nei quali ha voluto esprimere la sua venerazione a Maria lasciandosi guidare non dai concetti e dal rigore dei contenuti dottrinali, ma dal sentimento, dalla riconoscenza, dallo stupore, e, perché no, dal bisogno di incontrare lo sguardo di una “mamma”. “Madre della speranza”: così la definì Benedetto XVI nella sua enciclica “Spe salvi” (“Salvati dalla speranza”), che il papa concluse con una magnifica invocazione: “Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, a sperare ed ad amare con te”. In effetti la Vergine è modello della Chiesa e di ogni discepolato: nella fede, nella speranza e nella carità. Maria di Nazareth è anzitutto una donna di fede: “Beata perché hai creduto” la saluta Elisabetta nel Vangelo di Luca. Chi “crede”, anzi, chi “vuole credere” o “cerca di credere” trova in Lei un’amica ed una compagna di viaggio: non il prototipo dell’assoluta “imperturbabilità”. Neppure a Maria, infatti, sono state risparmiate le “oscurità” e le “fatiche” tipiche di chi accetta il “rischio della fede”: e scelse l’ascolto e il silenzio… perchè lo Spirito – insegnano le Scritture – se talvolta si manifesta nel fragore di un vento gagliardo, più spesso accarezza la nostra vita discretamente, come il mormorìo di una brezza leggera.

Maria è anche la Vergine che spera. Un “cantico di speranza”, in effetti, è la sua stessa “verginità”: attesa del compimento delle promesse di Dio, al di là e al di sopra di ogni ragionevole considerazione umana. Donna della vigilanza, quindi: profondamente attenta ai segni della presenza di Dio nella storia, con lo stile e il gusto di chi è immerso nelle “realtà eterne”. Vigilante, cioè contemplativa, e perciò “semplice”: lo Spirito, infatti, rivela i suoi segreti agli umili

Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2026