ESTIRPARE LA ZIZZANIA… PER SALVARE IL BUON GRANO ?
Perchè esiste il male? Da dove viene? La domanda tormenta da sempre l’uomo che pensa. Filosofie e religioni di ogni epoca hanno tentato di rispondere ad una questione tanto cruciale. I Cristiani la ripropongono in modo non meno drammatico, con una decisiva quanto sconcertante premessa: “Se Dio esiste ed è buono… perchè nel mondo trionfa il male?”. Il Vangelo ci invita ad affrontare il problema con estremo realismo e rigore, assumendo un dato di fatto innegabile: nel campo dell’umanità insieme al buon grano – per usare l’immagine della parabola evangelica – cresce la zizzania. Si tratta di una constatazione elementare ed inconfutabile: non si esigono ulteriori dimostrazioni. Ci si aspetterebbe, eventualmente, qualche spiegazione.
Il grano e la zizzania sono figure fortemente evocative. Il grano è seme buono per antonomasia; la zizzania è solo erbaccia. La differenza, tuttavia, è abissale: il grano genera vita, la zizzania, invece, la soffoca. Ovunque si volga lo sguardo sui solchi della storia umana… sono presenti entrambi. Non crescono spontaneamente: né l’uno né l’altra. La parabola attribuisce la semina del grano buono all’agricoltore solerte; l’infestazione della zizzania ad un nemico. Non nasconde, tuttavia, il sospetto dei braccianti nei confronti del proprietario… colpevole, forse, di non avere scelto una semente di qualità: «Non hai forse seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene, dunque, la zizzania?». E’ quasi un’accusa: implicita, ma spietata.
Al dubbio risponde senza equivoci il Vangelo: «Un nemico ha fatto questo!». Dunque, il male non è iscritto nel codice genetico della creazione, né il mondo è uscito “bacato” dalle mani del Creatore. L’umanità fa i conti, invece, con una presenza inquietante, oscura, che agisce “nelle tenebre”: il “Nemico del genere umano” lo definisce sant’Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali. Individuata la causa, però, rimane aperta la questione: è possibile scongiurare gli effetti devastanti della zizzania? Che fare mentre l’erbaccia cresce e mette a rischio il raccolto? Nella parabola evangelica i servi chiedono al padrone l’autorizzazione ad intervenire. Sono molto zelanti. Anche troppo. Il campo non appartiene loro, e neppure il raccolto, ma, probabilmente, ciò che non sopportano è la frustrazione di vedere vanificato il frutto di tanta fatica. Concepiscono, pertanto, la soluzione più logica e “radicale”: “estirpare” l’erba nociva. Anche la società civile ha deputato, in ogni epoca, persone e luoghi per neutralizzare la “zizzania”: ladri, assassini, drogati… e, da qualche decennio a questa parte, anche immigrati e profughi. Consentendo, in questo modo, la pacifica espansione della parte migliore della collettività: il “buon grano”, per intenderci.
Perfino la Chiesa ha i suoi “giustizieri”, oggi come ieri: singoli e gruppi che, in nome di Dio, vogliono distinguere i veri credenti dai “corrotti”, i fedelissimi dagli inaffidabili, i vicini dai lontani, i giusti dai peccatori… Ma il padrone del campo non si fida: a volte il grano e la zizzania si assomigliano e si confondono; e non sempre gli occhi dei servi, nell’affanno della selezione, rimangono liberi e puri, cioè capaci di distinguere la realtà dall’apparenza. No: quello del “separare” è un ruolo che Dio rivendica solo per sé. E che non delega a nessuno. Quando, nel corso dei due ultimi millenni, qualcuno si è assunto l’incarico di “estirpare” la zizzania nel nome e per la gloria del Signore, l’umanità è incorsa in catastrofi immani… di cui non ci pentiremo mai abbastanza. Dio ci solleva da questa rischiosa incombenza, invitandoci a perseverare nel bene e a pazientare con fiducia: verrà il giorno… Nel frattempo, l’unico “campo” nel quale ci è chiesto di sradicare subito, con spietata determinazione, ogni zizzania e tutta la zizzania, è… il nostro cuore! Il mio e il vostro.
Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2026