SIAMO UOMINI O… GENERALI ?
Tra le sapienti intuizioni che il Cinema italiano ha affidato alle labbra di un comico autorevole e disincantato come Totò, c’è la distinzione, amara ma assolutamente realistica, tra “uomini e caporali”. Il curioso binomio è assurto a titolo di una pellicola memorabile, “Siamo uomini o caporali?” appunto, realizzata nel 1955 per la regia di Camillo Mastrocinque: protagonista della vicenda è tale Totò Esposito, ingaggiato come comparsa teatrale, ma vittima, suo malgrado, del palcoscenico (efficace parodìa della storia). Infatti, dopo qualche “entrata” sbagliata sulla “scena”, cui seguono reazioni parossistiche da parte di tutti gli attori dello spettacolo, il povero Esposito viene internato in manicomio. Ed è proprio durante una seduta psichiatrica, che Totò svela il suo lucido discernimento sulla condizione umana:
«L’umanità io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini o caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di una esistenza grama… I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa. A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera!».
Dunque… “caporali si nasce, non si diventa”. Basta avere origini bergamasche anziché peruviane. Vivere in città anziché in campagna. Abitare in centro piuttosto che in periferia. Lavorare in ufficio anziché nei campi. Il caporalato si adatta ad ogni situazione. Cambiano le ideologie, le stagioni politiche, i partiti… ma i “caporali” sono sempre al loro posto: e «hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera».
Ecco… a me sembra che l’imperituro spirito del “caporalato”, oggi, aleggi sulla scena del mondo incarnandosi in redivivi movimenti nazionalisti e imperialisti, in capricciosi ed incontentabili “Narcisi” con ambizioni messianiche. In tribuni del popolo di dubbia credibilità e affidabilità, paludati, anzi mascherati, da difensori dell’identità culturale e protettori – quando conviene – dei “diritti di Dio” nel cui nome rispolverano crociate antiche e ne promuovono di nuove: animati da insani programmi di “selezione naturale” e di pulizia etnica. Disprezzano la verità, acclamano la violenza, vanificano le istituzioni, manipolano il consenso…
Anche in Italia, dietro certo “patriottismo”, combinato ad arte con un integralismo religioso più dichiarato che vissuto, si nascondono i personalismi di sempre, che minacciano i lunghi, faticosi ma necessari processi di integrazione democratica, e negano l’infinita dignità di ogni essere umano e la vocazione universale alla fraternità. E’ davvero triste che, in una nazione di menti eccelse e di cuori ardenti come la nostra, la cui aspirazione alla libertà e il cui riscatto dalla tirannìa sono stati pagati a così caro prezzo, possa sussistere ancora, ostentata come un’efficace terapia sociale, l’odiosa separazione tra “uomini e caporali”. E’ noto che Adolf Hitler fu, a tutti gli effetti, un “caporale”, e tale rimase il suo grado militare anche da comandante supremo dell’esercito tedesco: emblema e prototipo di tutti i caporali… Ma questa è storia del passato. Oggi i caporali portano mostrine e medaglie da “generali”. E interpretano goffamente ma volentieri, come se l’umanità fosse il palcoscenico della loro tragicomica esibizione, il ruolo dei mitici eroi che vorrebbero rappresentare. Ridicoli! Anzi, pericolosi e inquietanti… Infatti – avverte Totò – «questi esseri invasati… li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza…».
Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2026