DIO SEDUCE ANCORA… SOPRATTUTTO I GIOVANI
Il “grande seduttore”, secondo la letteratura e la predicazione ascetica, è il demonio: in effetti, i maestri spirituali spiegano che la tentazione al male suppone, prima del consenso e del cedimento, la suggestione e la dilettazione. Non c’è dubbio, quindi: è un’arte di seduzione.
A me, però, piace credere che il “vero seduttore” sia Dio. Sono contento di poter contare sulla solidarietà del profeta Geremia: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso» (Ger. 20,7). Anzi, per il profeta, il richiamo interiore di Dio è «un fuoco ardente chiuso nelle ossa»: una sorta di travolgente ossessione, incontrollabile ed incontenibile. Anche il mistico san Giovanni della Croce (+1591) descrive, con l’intensità della sua poesia, l’azione “seduttiva” dello Spirito Santo nella vita del credente attraverso l’immagine della “fiamma viva”: «O fiamma di amor viva, che l’anima ferisci con mitezza nel suo più profondo centro, ora che non sei schiva, l’opera tua finisci: rompi, se vuoi, la tela al dolce incontro». All’esperienza della seduzione appartengono, contemporaneamente, il piacere e il dolore; e quindi Giovanni della Croce continua: «O bruciante ferita, carezzevole piaga, o mano blanda, o tocco delicato che sa di vita eterna e ogni debito paga: morte in vita, uccidendo, hai trasformato». Che l’anima dell’autore sia effettivamente e totalmente “sedotta”, è confermato dall’epilogo del cantico: «Quanto lieve e amoroso ti schiudi nel mio seno, dove solo e segreto già dimori: e spirando gustoso, di bene e gloria pieno, come teneramente m’innamori!» (Fiamma di amor viva, 4).
Una decina di secoli prima, nelle “Confessioni”, sant’Agostino raccontava il suo passaggio dalla degradante condizione di «sedotto e seduttore… in mezzo alle più diverse passioni», fino alla resa incondizionata a Colui che è «più attraente di tutte quelle seduzioni che mi attraevano prima». Insuperabile, davvero, la preghiera (evocata da papa Leone al Giubileo dei giovani 2025) con la quale Agostino si dichiara “finalmente” conquistato da Dio: «Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova; tardi ti ho amato… Tu mi hai chiamato, il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l’ho respirato, ed ora anelo a te; ti ho gustato ed ora ho fame e sete di te; mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace!» (Confessioni, X, 27).
La vita spirituale ha una sua ineliminabile dimensione mistica: il cristiano deve essere un innamorato, un “afferrato” da Cristo, un “sedotto”. E’ di questa esperienza che hanno bisogno, oggi più che mai, i nostri giovani, ai quali il mondo “rapisce il cuore” sfruttando perversamente la loro istintiva predisposizione alla seduzione, e che poi “scarica” cinicamente, delusi e lacerati, “sedotti e abbandonati”.
Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2026