A PROPOSITO DI… MISSIONI POPOLARI
Chi ha parlato di “Missioni Popolari”? E cosa sono? A cosa servono? Chi le vuole? E perchè? E dove? E quando?
Le domande sono più che legittime. Anzi, auspicabili. Perchè rivelerebbero, se non l’interesse, almeno la
curiosità. In effetti ho confessato di “sognare” le “Missioni Popolari” per le nostre tre parrocchie concludendo l’omelìa del Natale nella S. Messa della Notte a Calcio, prendendo spunto dall’immagine biblica della “tenda” dalla quale ero partito per la mia riflessione sul Mistero dell’Incarnazione. Della predica, ovviamente, propongo solo il passaggio “incriminato”:
«“Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi piuoli poiché ti allargherai a destra e a sinistra…”. Potrebbe essere l’icona che guida il cammino di comunione, di partecipazione e di missione nella nostra Unità Pastorale. Nell’unica immagine della tenda ci sono tre interessanti elementi: i teli, le corde e i piuoli. I teli, che proteggono dal sole, dalla pioggia e dal vento, indicano uno spazio di fraternità e di sicurezza. Occorre dispiegarli perchè vi si riparino anche coloro che ancora sono fuori, ma vorrebbero entrare. Le corde tengono insieme i teli, ma, soprattutto, devono avere la giusta tensione per non afflosciare la tenda e ammortizzare le spinte violente del vento: indicano la fatica e la necessità del discernimento ispirato dal Vangelo nell’oggi che ci è dato di vivere. Infine ci sono i paletti, che sono piantati nel suolo, àncorano la tenda ma sono mobili: rappresentano i fondamenti della fede, che non cambiano e tuttavia possono essere spostati e piantati
in terreni nuovi, così che la tenda possa accompagnare il cammino del popolo di Dio pellegrinante nella storia. Al centro della tenda, naturalmente, oggi come ieri, sta il tabernacolo, ovvero la presenza del Signore. Come nella mangiatoia di Betlemme. L’immagine della tenda è stimolante. Anche nella prospettiva – lo rivelo per la prima volta e con una certa trepidazione – delle “Missioni Popolari” che sogno di celebrare in un futuro non troppo lontano nella e per la nostra Unità Pastorale. Per metterci in stato di missione, appunto. Per lasciarci rievangelizzare. Per diventare la Chiesa che piace al Signore: fedele ma aperta, solida ma capace di dare riparo a tutti, che lascia entrare e uscire in libertà chiunque, rendendosi convincente, e quindi attraente, per lo splendore della sua carità più che per le argomentazioni dottrinali, per lo stile fraterno più che per le molte iniziative, per la misericordia più che per l’attaccamento alle tradizioni, per le parole buone più che per le molte giaculatorie. Certo, bisogna consentire al Verbo di “piantare la sua tenda” in mezzo a noi, cioè di fare, delle nostre Comunità, il Suo tempio, anzi la Sua carne; solo così, alla voce degli angeli e dei pastori di Betlemme, potrà unirsi – senza retorica e senza ipocrisia – la mia e la vostra: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore”. Dal suo amore, infatti, nessuno è escluso!».
Anche nell’omelìa alla S. Messa del “Te Deum”, lo scorso 31 dicembre, rivolgendomi in forma di preghiera al “Pastore grande delle pecore”, ho ripreso l’argomento con qualche ulteriore precisazione riconoscendo, nello stesso tempo, una discutibile ma volontaria temerarietà nell’annunciare le Missioni Popolari:
«Tanto, Signore, ho azzardato nella predica di Natale. Ma insisto: si tratta di un sogno. Sul quale il Consiglio Pastorale Unitario dovrà fare discernimento. Per il momento è solo un sogno. E tale rimarrà se non è anche un Tuo sogno. Concedimi, tuttavia, di concludere il Giubileo della speranza… sognando. Papa Francesco, in effetti, ci ha insegnato ad essere “imprenditori di sogni e non amministratori di paure… sostituendo la paura con la speranza”. Così sia, dunque, se Tu lo vorrai!».
Nei giorni scorsi mi è stato segnalato che le “Missioni Popolari” erano un progetto anche dell’indimenticato don Massimo Morselli: che certamente veglierà sui nostri prossimi passi. Per il momento… è tutto. La preghiera ci ottenga la sapienza del cuore e l’intelligenza spirituale di cui abbiamo bisogno per non confondere i nostri sogni con i sogni di Dio.
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2026