COME LA PIOGGIA E LA NEVE: ELOGIO DI “SORA ACQUA”
Pioggia e neve: nei testi della Scrittura offerti alla nostra meditazione nel momento più incandescente della stagione estiva, la Parola divina “ragiona” di sé stessa per immagini attuali e suggestive… Si tratta di figure che esprimono soprattutto un’idea: la Parola di Dio è efficace, feconda, “produttiva” e inarrestabile. Il terreno più fertile, infatti, senza la pioggia e la neve che “scendono dal cielo”, rimane sterile e inerte. Così pure la “terra deserta”, benché “arida e assetata”, se benedetta da un rovescio temporalesco, può fiorire come il biblico giardino dell’Eden. In ogni caso: che il suolo sia ubertoso o che sia brullo, perché vi germogli “qualcosa di nuovo” gli è necessario il più ordinario degli elementi naturali: l’acqua che “scende dal cielo”. Grande provocazione per noi che ci esponiamo volentieri ad un profluvio di parole inutili, che non “scendono dall’alto” ma “vengono dal basso” come i miasmi di certe fognature a cielo aperto; per noi che cerchiamo di stare a galla nel mare dei discorsi vuoti, rassegnati al diluvio dei pensieri senza logica e senza verità, che nulla rinnovano e tutto travolgono in un vaniloquio sconclusionato. Una constatazione, dunque: chi si sente “terra buona” sa, comunque, di non poter produrre frutti senza la Parola che “scende dal cielo”; a chi si percepisce “terra deserta, arida e senz’acqua” (Salmo 63) è offerta sempre l’occasione di rivitalizzarsi accogliendo la grazia fecondante dell’unico “Verbo della vita”. In questi giorni le zolle della nostra campagna, spaccate dal sole, riarse dalla calura persistente… piangono morte sopra e sotto la terra, ed invocano il bene vitale della pioggia. In diverse zone del “bel Paese” il divampare di fuochi indomabili incenerisce, con una violenza senza rimorso, il meraviglioso patrimonio boschivo della nazione. Anche le nostre vette montuose stentano a “fare scorta di neve” durante l’inverno ed esauriscono rapidamente quelli che, fino a ieri, si stagliavano orgogliosamente sull’orizzonte come “ghiacciai perenni”. L’acqua: un bene inestimabile. San Francesco d’Assisi ne intona l’elogio nel suo incomparabile “Cantico delle creature”: «Laudato sì, mì Signore, per sora acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta».
Ha proprio ragione il nostro Santo: l’acqua, per noi, è una “sorella” e anche più di una sorella, assolutamente “utile” e necessaria: così “umile” da indurci a sprecarla con insana leggerezza, così “preziosa” da non avere uguali sulla faccia della terra, così “casta” da poterci abbeverare, dissetare e ristorare, lavare e purificare. I nostri bambini e ragazzi, durante il Grest di quest’anno, dedicato alla figura e al messaggio del Poverello, hanno voluto intitolare a “sora acqua” una delle loro squadre: quasi ad omaggiare una risorsa naturale (dono del Creatore) strettamente e invincibilmente legata alla vita dell’umanità e dell’intero pianeta. Nelle settimane torride dell’Oratorio estivo, le “uscite” in piscina sono state un “rimedio” salutare per tutti: una vera e propria terapìa contro il caldo opprimente e l’afa irrespirabile. Sarà un caso che il gruppo “Sora acqua” abbia totalizzato il maggiore punteggio nei giochi e nelle attività del Grest risultando primo in classifica? La domanda è certamente banale e fuori luogo! Un espediente retorico, insomma, per evidenziare che, tra le forze primordiali della natura, l’acqua merita una posizione di eccellenza. Perchè è un bene destinato a tutti e costituisce, quindi, un diritto primario. Come sottolineava drammaticamente papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì” sulla “cura della casa comune”: «Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perchè determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani».
Nell’emergenza provocata dall’innalzamento delle temperature e dalla siccità, anche noi, nelle nostre parrocchie, preghiamo invocando da Dio la benedizione della pioggia per dissetare i nostri campi, la vegetazione spontanea e gli animali piccoli e grandi: ma non basta. Giustamente il compianto Papa ci invitava ad una “conversione ecologica”, ovvero a “vivere la vocazione di custodi dell’opera di Dio”. Cominciando dal rispetto per “sora acqua”. E quindi dalla tutela dei nostri fossi, del nostro stupendo naviglio e dei canali, nei quali solo incoscienti o ignoranti possono permettersi di gettare rifiuti d’ogni genere, abbandonare teli in plastica o sversare liquidi inquinanti: gesti suicidi, che stiamo pagando tutti con l’incremento vertiginoso delle patologie oncologiche e leucemiche, ma il cui conto – salatissimo – sarà presentato, tra qualche anno, soprattutto alle nuove generazioni. Che ci malediranno per la nostra superficialità e il nostro egoismo ottuso e irresponsabile. Anche il giudizio del Creatore non sarà tenero con chi avrà devastato e violato il Suo “paradiso terrestre”.
Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2026