LA PAROLA AL PARROCO, 9 novembre 2025

BULLISMO DEGLI ADULTI E CYBERBULLISMO GIOVANILE


Nasciamo tutti uguali, bisognosi di tutto e di tutti. Assolutamente vulnerabili. Cresciamo tra slanci e delusioni. Ci consideriamo maturi quando, finalmente, “camminiamo con le nostre gambe”. E se ci accorgiamo che il passo, invece, è ancora incerto ed insicuro… cadiamo in depressione oppure “facciamo i bulli”. La violenza, l’arroganza, l’impertinenza… sono indizi certissimi di debolezza e di frustrazione. Soprattutto in noi adulti. Già: perchè il fenomeno del bullismo non è solo giovanile. Si alimenta, anzi, in un contesto culturale e sociale, il nostro, che esalta, quasi fossero virtù da imitare, la prevaricazione e la spavalderìa, la sfrontatezza e l’intimidazione, la maleducazione e la volgarità… A cominciare dalla politica:
nazionale e internazionale. Sulla cui ribalta si muovono, goffamente, istrioni pieni di sé e megalomani “senz’arte né parte”.

Narcisisti impenitenti, dalla lingua sciolta e dalla testa vuota, che precipitano non solo i loro Paesi ma interi continenti in rischiose “crisi” militari ed economiche… incuranti delle conseguenze che affliggono i “popoli” dai quali agognano essere idolatrati. I “bulli” e le “bulle” italiani”? I più insopportabili sono a Roma, nei palazzi del potere! Dove la provocazione intelligente tra avversari di partito, il confronto rispettoso, l’umorismo che stempera… hanno lasciato il posto all’offesa grossolana, agli slogan gridati in modo sguaiato e martellante per soverchiare la voce dell’interlocutore, allo stile triviale dei gesti e degli
atteggiamenti. Ma c’è un bullismo non meno grave anche in ambito religioso. Non penso solo al fondamentalismo islamico jihadista, che esibisce, in nome di Dio, violenza brutale e spregevole vigliaccheria, si nutre di miti giustizialisti e si accanisce contro i deboli e gli indifesi: un’ipocrisia diabolica, travestita da intransigenza e puritanesimo morale, che frappone, invece, un insuperabile diaframma di falsità nella relazione con “l’altamente Misericordioso”. Mi riferisco, piuttosto, e con rammarico,
ad un certo inqualificabile “bullismo” germogliato, come zizzania, dentro il “campo” della Chiesa cattolica: in preti e laici che si professano “papisti o anti-papisti” a seconda che il “Pietro di turno” incarni la loro “rappresentazione della fede”, sentendosi divinamente autorizzati a sconfessare il magistero del pontefice se non risponde a determinati “criteri veritativi”. Una questione che, evidentemente, non è solo dogmatica e morale, ma soprattutto spirituale: e rasenta quella che il Vangelo definisce la “bestemmia contro lo Spirito Santo” (Mc. 3, 22-30). Imperdonabile dal punto di vista di Gesù, al quale gli integerrimi
custodi della Legge mosaica – racconta il Vangelo – appiopparono l’etichetta di “indemoniato”. Giudizio senza rimedio né riscatto. Poichè “neppure Dio può costringere l’uomo a cambiare il proprio atteggiamento di rifiuto, se questo giunge fino al punto di capovolgere la realtà e di imputare al Santo, al Signore, la complicità con il maligno”.

E ci scandalizziamo dei ragazzi e degli adolescenti, il cui bullismo teppista e spaccone, oggi soprattutto “cyberbullismo” vessatorio e vittimizzante, è solo lo specchio del nostro mondo di adulti dove la competitività assoluta, la contrapposizione fra schieramenti, la ricerca spietata del successo ci rendono presuntuosi, sprezzanti e prepotenti!

Nella serata dello scorso 30 ottobre l’Amministrazione Comunale di Calcio ha promosso al Cine-teatro Astra un importante incontro formativo incentrato sul problema gravissimo, sommerso ma universale – una vera piaga sociale – del cyberbullismo giovanile: purtroppo hanno colto l’occasione in pochissimi tra genitori, insegnanti, catechisti ed educatori. Assente ingiustificato anche il sottoscritto. Mi auto-denuncio mortificato, ovviamente, dalla mia sbadataggine.

Anche nel documento vaticano del “Dicastero per la Dottrina della fede” dedicato all’infinita dignità umana (Dignitas infinita, 25. 3. 2024), vengono citate esplicitamente le gravi violazioni incrementate dal progresso tecnologico della comunicazione digitale, dal suo “lato oscuro” insomma, che presta il fianco a «sguardi che frugano, denudano e divulgano, spesso in maniera anonima…» i vissuti altrui con l’intento malsano di umiliare, disprezzare e “nientificare”. I nostri ragazzi e giovani – nativi digitali – ne sono, talvolta contemporaneamente, vittime e carnefici. E’ una situazione drammatica, della quale noi adulti – mi sembra – non percepiamo la portata devastante.

Caro papà, cara mamma, tuo figlio o tua figlia potrebbero “essere bullizzati” o, al contario, “trattare da bulli” qualcuno o qualcuna: per la corporatura, il colore della pelle, la disabilità, la fede religiosa, il profitto scolastico, il modo di vestire… T’interessa?

Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2025