DESIDERATI E DESIDERANTI
Gli apoftegmi degli antichi Padri del deserto ridondano di richiami alla vigilanza: sui pensieri e sull’immaginazione, sui sentimenti e sui desideri, sugli occhi… e perfino sull’ansia e sulla noia. E sono attualissimi anche per noi, che abbiamo disimparato l’atteggiamento del vigilare (sui sensi, sulle emozioni, sulla fantasia…), annebbiati come siamo da un’incorreggibile presunzione: “Tanto ce la faccio… Ho il perfetto controllo di me stesso!”.
Un portiere vigilante – secondo il Vangelo di Marco – custodisce il portone di casa per impedire l’ingresso agli estranei. Il monaco e teologo Evagrio Pontico (+399), interpretando allegoricamente la parabola evangelica, raccomanda ai suoi Confratelli di appostare una guardia bene attenta alla porta del cuore, perché esamini ogni pensiero che si presenta: “Sei dei nostri o sei un avversario?”. L’accesso è consentito solo agli amici del padrone di casa. L’Avvento è il tempo della vigilia. E vigila chi è in attesa. Aspettare è desiderare. L’Avvento è la stagione dei desideri. Di quelli grandi e irrinunciabili… per i quali non basta il “treno” che – confessava cantando “in Azzurro” il mitico Celentano – “nei miei pensieri all’incontrario va”.
Il primo desiderio – che va davvero nella giusta direzione – è l’incontro con Colui che tanto ci ama da introdursi nella nostra vita come un “ladro”: Gesù Signore “desiderio di tutte le genti”, come recita una popolare litanìa del Sacro Cuore. Desiderare Dio? No, non è una pretesa troppo audace né al di fuori della nostra portata: perché anche Dio ci desidera. Il “Desiderato” – per azzardare un gioco di parole – è anzitutto un “Desiderante”. Ne era convinto “un uomo divorato dal desiderio di Dio” come S. Bruno di Colonia (+1101) fondatore dell’Ordine Certosino, secondo il quale la “perseverante vigilanza divina” è la condizione per l’incontro con il Signore: Egli, infatti, ci raggiunge – discreto e inevidente come un ladro – nella ferialità più banale… mentre nessuno se ne accorge. E’ l’Atteso che attende… e rischia di essere disatteso. Bisogna riconoscerlo ed aprirgli subito, appena arriva e bussa. Non sono ammesse distrazioni. Anche perché molti desideri “alieni” e alienanti si accalcano alla porta esibendo la loro parentela – ovvero il “piacere” – con il “Desiderato”.
Nel simpatico epistolario tra demòni – le “Lettere di Berlicche” di C. S. Lewis – un diavolo esperto (Malacoda), istruisce così il nipote “tentatore-apprendista” (Berlicche): «So benissimo che abbiamo guadagnato un buon numero di anime attraverso il piacere. Tuttavia il piacere è un’invenzione di Dio. I piaceri li ha inventati Lui… Noi ci sforziamo sempre di allontanare gli uomini dalla condizione naturale del piacere per farli scivolare in quella che è meno naturale e meno piacevole. Ecco la formula: una brama che aumenta continuamente per un piacere che continuamente diminuisce… In pratica: impossessarsi dell’anima dell’uomo e non dargli nulla in cambio!».
Se ha ragione Berlicche vale, dunque, la pena di puntare al piacere massimo, desiderando, addirittura, Dio. Il Tutto. L’Assoluto. L’Infinito. Infatti – secondo l’ammonimento di S. Bruno – “cos’altro è bene se non Dio solo?”. Una convinzione che il Salmista esprime con espressioni traboccanti misticismo: “Ogni mio desiderio è di fronte a te, o Signore” (Salmo 37). Un’ossessione che, in questo Avvento, si traduce in poche, intensissime parole: “Maranathà! Vieni, Signore Gesù!”.
Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2025