LA PAROLA AL PARROCO, 28 dicembre 2025

COSA VOGLIAMO DAL NUOVO ANNO?

Cosa vogliamo dal 2026? Cosa speriamo dal nuovo anno? Qualcuno, reduce da un ricovero in ospedale, confida di recuperare la salute. Molti contano di uscire, finalmente, dalla quotidiana lotta con i problemi economici. Parecchi, scartati dal mondo del lavoro, si augurano di trovare un’occupazione. Tutti si aspettano di stare meglio. Come se il 2026 potesse, di suo, portare qualcosa di diverso rispetto al 2025.

Oroscopi, scongiuri, previsioni, rituali scaramantici si sprecano, lusingando – come pochi altri catalizzatori sociali – poveri e ricchi, intellettuali e analfabeti, giovani e anziani, uomini e donne, credenti e non credenti. Chi esorcizza i mali con botti spettacolari e fragorosi; chi propizia fiumi di denaro mangiando abbondanti cucchiaiate di lenticchie; chi sogna una vita “spumeggiante” stappando, senza risparmio, bottiglie di champagne… Insomma: la conclusione dell’anno solare tutti coinvolge in un’irrazionale frenesia di novità. In effetti, c’è bisogno di qualcosa di nuovo! Che non potrà, tuttavia, essere offerto né dalla “fortuna”, né dal caso, né dai congiungimenti astrali.

I cristiani sanno – anche se lo dimenticano volentieri – che i coefficienti del “cambiamento”, nella loro piccola storia individuale e in quella universale dell’umanità, sono essenzialmente due: la grazia di Dio e la libertà dell’uomo. Una cosa è certa: Dio non viene mai meno alla sua “cura” amorosa e personalizzata per ciascuno dei suoi figli. L’uomo, invece, gestisce la sua libertà non solo e non sempre per il bene proprio e altrui: cioè, in maniera responsabile e intelligente. Solo dalla combinazione armonica della “grazia divina” con la “libertà umana” deriva la possibilità di un “buon anno”. Non serve indagare anticipatamente e pronosticare gli eventi del futuro, quanto piuttosto creare le migliori condizioni perché si compia il progetto del Suo amore.

In effetti, scegliere di iniziare un anno “in grazia di Dio” è, propriamente, quella “grazia dell’inizio” che l’Eterno concede a quanti cominciano, nel suo nome, una stagione nuova della loro vita: la garanzia per portare, consapevolmente, la fatica e la gioia delle proprie responsabilità, nello spazio e nel tempo dentro i quali si dipana la trama dell’esistenza di ognuno. Occupandoci gli uni degli altri e, insieme, del bene comune. Per servire la pace e la concordia nei nostri paesi… Nello stile della fraternità. Con un simile proposito il nuovo anno non potrà che essere, comunque vada, un’avventura degna di essere vissuta. Giorno dopo giorno. Anche senza il “bacio della fortuna”! Che il Signore benedica tutti e faccia risplendere il suo volto su ciascuno.

A tutti i Calcensi, ai Pumenenghesi e ai Torrigiani (azzardo… e scusate se non vi chiamate così!), cristiani o di altra fede religiosa, uomini e donne, anziani e bambini, giovani e adulti; ma soprattutto agli ammalati, alle persone sole, a chi nonha lavoro, a chi soffre per la disgregazione coniugale, a chi piange per un lutto familiare, a chi vive nell’indigenza, a chi è vittima del pregiudizio e del razzismo… il Signore conceda un anno di grazia, di serenità e di pace.

Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2025