LA TRAGEDIA DEL PAGLIACCIO
Al grande filosofo danese Søren Kierkegaard (+1855) è attribuita la paternità di una tragica parabola, narrata in un suo libro dal titolo bizzarro e in lingua latina: “Aut – aut”; che in italiano io tradurrei liberamente così: “O questo o quello”. Ecco l’aneddoto.
Un grande circo, che aveva collocato il suo tendone fuori paese, poche ore prima dello spettacolo
improvvisamente si incendiò. Poiché nessuno riusciva a fermare il divampare delle fiamme, il capo della carovana inviò il clown in paese per chiedere aiuto alla gente del luogo. Gli altri circensi, nel frattempo, si sarebbero affannati, con secchi e contenitori vari, per gettare acqua sul fuoco.
Il clown partì immediatamente, correndo come un folle, vestito con i suoi abiti buffi, con le sue grandi scarpe, il volto dipinto e il pomolo rosso sul naso e si mise a gridare: “Aiuto, accorrete, il circo sta
bruciando!”. Gli abitanti credettero si trattasse di una geniale trovata pubblicitaria: apprezzarono l’idea, gli batterono le mani, risero di gusto e continuarono a dedicarsi ai loro affari. E quanto più il clown si sforzava di convincerli, scongiurandoli disperato fino alle lacrime, tanto più la gente applaudiva: “E’ un attore di grande talento. Una recitazione eccellente!”.
Il confronto continuò senza effetto finché il fuoco, attraverso i campi di grano a loro volta raggiunti e coinvolti dall’incendio, s’appiccò anche al villaggio così che… il paese, la campagna e il circo finirono distrutti dalle fiamme. Quella sera non solo non ci fu lo spettacolo… ma la gente pianse amaramente sulle ceneri delle proprie abitazioni e dei raccolti, commentando risentita: “Se qualcuno ci avesse avvertiti, avremmo evitato una così immane tragedia!”.
Fin qui, dunque, l’apologo. Che parla anche a noi. Delle nostre disgrazie. Della nostra spavalderia. Della superficialità con cui banalizziamo il male dentro e fuori di noi, magari con un sorriso disinvolto, in verità… tristissimo. Ebbene… il “pagliaccio” disarmato e inascoltato, cui oggi è affidato il compito
di svegliare le coscienze e di suscitare passione, impegno e corresponsabilità per salvare il villaggio globale… chi è? Chi rappresenta? In un libro che ho letto negli anni – ormai lontanissimi – del Seminario, “Introduzione al Cristianesimo”, l’autore – I’allora giovane teologo Joseph Ratzinger (futuro papa Benedetto XVI) – intravvedeva nella figura dello sventurato clown di Kierkegaard la personificazione del discepolo di Gesù nella società contemporanea: «Chi tenta di diffondere la fede in mezzo agli uomini che si trovano a vivere e a pensare nell’oggi può realmente avere l’impressione di essere un pagliaccio, oppure addirittura un risuscitato da un vetusto sarcofago… e pertanto nell’impossibilità di comprendere gli uomini della nostra epoca e di essere compreso da loro…
Oggi il mondo guarda spesso il messaggio cristiano come a un gioco da circo che sembra non avere rapporto né con il vero né con il falso». Un’interpretazione – quella di Ratzinger – che considero ancora
pertinente e utile per discernere lo stato drammatico delle cose nell’attuale panorama internazionale. Pertanto, se è vero che ogni credente in Cristo, in un mondo così, può avere l’impressione di essere un “pagliaccio”, costantemente incompreso e “simpaticamente” snobbato, suppongo, a maggior ragione, che analoga debba essere la percezione che papa Leone ha di sé e del proprio ministero: nei pochi mesi del suo servizio universale, infatti, si è fatto carico dell’allarme morale, sociale, famigliare, educativo e geo-politico, che investe l’intera umanità. Ammirato, perciò, ma… ignorato.
Qualcuno, addirittura, lo definisce “papa iperattivo” perchè «con invidiabile energia macina a ritmo incalzante incontri con capi di Stato e di governo e appuntamenti giubilari alla presenza di migliaia di pellegrini» (Jesus, dicembre 2025). Ha già compiuto un viaggio apostolico in Turchia e in Libano. E ha firmato importanti documenti programmatici. A caratterizzare i suoi primi passi da “pontefice”,
ovvero da “costruttore di ponti”, tuttavia, sono soprattutto gli appelli insistenti, accorati e imploranti, per la pace “disarmata e disarmante” di cui ha bisogno il pianeta, incendiato dall’odio e dalla violenza, distrutto e impoverito dalla guerra, umiliato dall’insolenza dei potenti, minacciato da un imperialismo sfacciato e impunito, oppresso dall’arroganza giustizialista e poliziesca con la quale i “forti e bene armati” si sentono “moralmente” e “messianicamente” in dovere di violentare la libertà di autodeterminazione
dei popoli e la loro dignità. Ecco: continua a rivivere in papa Leone la “tragedia del pagliaccio”. Che
però impone a noi cristiani – come suggerisce Kierkegaard – di prendere posizione: Aut – aut. O subire gli eventi da spettatori inerti e rassegnati, oppure reagire e resistere da “ribelli per amore”. In palio… c’è la speranza.
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2026