AUSCHWITZ… E IL SALUTO ROMANO
Da qualche tempo a questa parte, sotto la sigla “Il giorno della memoria” (che ricorre il 27 gennaio per ricordare la liberazione dei prigionieri dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau nel 1945) il palinsesto delle reti televisive pubbliche e private dedica documentari, testimonianze e film alla Shoah, cioè all’inferno nel quale sono state cancellate un numero spropositato di vite umane, il cui epilogo ancora oggi appare inverosimile per crudeltà, ferocia e orrore: consumato attraverso una “macchina della morte” progettata e programmata da menti diaboliche per l’eliminazione sistematica e “risolutiva” degli Ebrei, dei Rom, dei “matti”, dei disabili, degli omosessuali e, ovviamente, degli avversari politici. Un olocausto. Perpetrato con cinismo spietato e furia bestiale. Che pesa sulla coscienza dell’umanità come una colpa senza possibilità di redenzione.
La prima volta che, durante un pellegrinaggio parrocchiale in Polonia, ho varcato il cancello di Auschwitz per visitare il campo di sterminio, sono rimasto talmente impressionato e sconvolto che, la sera, al rientro in albergo, ho vomitato non solo dallo stomaco ma anche dall’anima… Torturato da poche ma assillanti domande: “Come è stato possible? Da dove tanto male? E perchè?”. Già: perchè? Non che io ignori quanto sia profondo e mostruoso l’abisso del “mistero dell’iniquità”: ma il contatto diretto con i luoghi, gli strumenti e i segni della perversa malvagità dei lager nazisti mi ha fatto sentire come travolto da un diluvio di sangue… E avrebbe mandato in crisi la mia fede, se non credessi fermamente nel Dio-crocifisso: imporporato, “come agnello condotto al macello”, dal sangue di tutte le vittime del “peccato del mondo”. Ad Auschwitz mi sono entrate nella mente e nel cuore immagini che non si cancelleranno più: le drammatiche narrazioni dei sopravvissuti e le pellicole proposte dal teleschermo nei “giorni della memoria” hanno l’effetto di una penosa rivisitazione.
Contestualmente però, in Italia, dove anche il fascismo, per connivenza e complicità con il nazismo, ha emanato le sue leggi razziali ed ha voluto – o permesso – la costruzione dei campi di concentramento e di sterminio (come a San Saba di Trieste), si discute sulla legittimità del cosiddetto “saluto romano” nelle manifestazioni che inneggiano al “ventennio”, ai suoi eroi e ai suoi caduti: da cittadino qualunque ne ricavo un senso di turbamento e di confusione. E di forte disagio. La dottrina fascista, ancorchè
esplicitamente bandita dalla natura democratica della Repubblica in forza della Costituzione, alligna e prospera nel sottosuolo del populismo, del nazionalismo e dell’intolleranza… Sulla pericolosità dei quali una vigilanza rigorosa – come insegna il nostro Capo dello Stato – non è mai sprecata. La “giustificazione” – o banalizzazione – istituzionale di certe adunate “commemorative”, infatti, sembra voler sdoganare quello che, agli occhi degli Italiani poco abituati, come me, a certi bizantinismi legalistici, sembra solo e semplicemente un anacronistico e preoccupante “saluto fascista”, evocativo di un sistema politico dispotico, di stili sociali aggressivi e illiberali, di atteggiamenti autoritari, squadristici e razzisti condannati definitivamente dalla storia. Insomma, percepisco come gravemente offensivo per le vittime dell’Olocausto, per i superstiti scampati all’annientamento, per le loro famiglie… che le Istituzioni, in Italia, non abbiano la libertà e il coraggio di censurare come incostituzionali i simboli di una cultura che ha preteso ed esercitato il diritto assoluto di vita e di morte su uomini, donne e bambini indifesi.
Purtroppo le provocazioni con segni e posture tipiche del nazi-fascismo ormai non si contano. Anche molti figli delle ultime generazioni, inclini ad appaltare il cerebro a teorie totalitarie e a slogan deliranti – che li dispensino dalla fatica di pensare e dagli scrupoli della coscienza – si lasciano intruppare in esibizioni fuori tempo e fuori contesto. Che sia questa “la meglio gioventù” cui affidare il futuro del nostro Bel Paese? Io, però, consiglierei a tutti i giovani italiani un “viaggio della memoria” ad Auschwitz: per rendersi conto, da vicino e con vergogna, dell’abominio e dei crimini innominabili compiuti da chi si è identificato in quei gesti che oggi, forse più per superficialità che per cattiveria, alcuni di loro vogliono scimmiottare.
Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2026