DON PATRICIELLO: SEMINARE LA PACE NELLA TERRA DEI FUOCHI
Don Maurizio Patriciello è parroco del quartiere Parco Verde di Caivano (Na) e in questi anni è diventato il simbolo della denuncia contro le cosiddette “ecomafie”, responsabili dell’inquinamento e dell’avvelenamento di un’ampia zona del Meridione, tra Napoli e Caserta: una catastrofe ambientale senza uguali, prodotta dallo scarico-incenerimento dei rifiuti speciali, che incrementa, nella popolazione locale, il tasso di mortalità per tumore più alto del Continente. Con un’immagine realistica ed evocativa, quella in cui vive don Maurizio insieme alla sua gente, è stata definita la “terra dei fuochi”: e si riferisce ai numerosi roghi tossici appiccati alle discariche abusive disseminate sul territorio, dove vengono abbandonati rifiuti di ogni genere, dagli pneumatici all’olio esausto, dall’eternit al piombo, dagli elettrodomestici ai veleni industriali.
Per dare voce al dolore del suo popolo, e rivendicarne il rispetto e la dignità, il prete di Caivano partecipa ai dibattiti televisivi, interviene a conferenze ecclesiali e “scientifiche”, scrive articoli per i giornali. Ha pubblicato anche diversi libri, allo scopo di tenere alta l’attenzione sul problema: “Non aspettiamo l’Apocalisse” (2014), “Madre terra, fratello fuoco” (2016), “Meraviglioso. Storia d’amore nella terra dei fuochi” (2018), “Nuovo Vangelo dalla terra dei fuochi” (2024). La periferia in cui vive don Maurizio è anche la “piazza di spaccio di droga più grande d’Europa”: un coacervo di criminalità e violenza in cui si moltiplicano anche pericolose baby-gang.
Patriciello non è ossequiente verso i boss camorristi: minacciato di morte, dal 2022 vive sotto scorta e la polizia lo vigila costantemente, accompagnandolo in tutti i suoi spostamenti. Si arrabbia se qualcuno azzarda definire il suo quartiere “un inferno in terra”: «E’ una terra ferita – reagisce – ma non maledetta!».
Sarà a Calcio, per il primo dei nostri Quaresimali, presso il Cine-teatro Astra, giovedì 26 febbraio alle ore 20.45. Egli interpreta, a suo rischio e pericolo, il proposito dei profeti di pace: la difesa dei deboli, l’arringa contro i prepotenti, la protesta contro l’impunità dei delinquenti. Un incontro da non perdere!
LETTERA APERTA AGLI AMICI MUSSULMANI… NEL TEMPO DEL RAMADAN
Cari fratelli e sorelle di fede islamica, che abitate con noi a Calcio, a Pumenengo e a Torre Pallavicina: Dio Misericordioso vi accompagni in questo tempo speciale del Ramadan, iniziato il 18 febbraio e dedicato alla preghiera, al digiuno e all’esercizio dell’elemosina. Egli vi doni la gioia di un’autentica rinascita interiore. E’ questo, infatti, lo scopo e il senso della pratica penitenziale che avete intrapreso. Con la preghiera si rende più stringente e vitale il rapporto con Dio. Il digiuno confessa che la fedeltà all’Onnipotente passa attraverso la sottomissione delle nostre voglie, e perfino delle nostre legittime esigenze corporali, alla guida dello spirito. L’elemosina dimostra, nel concreto, che la fede autentica produce solidarietà e condivisione con chi vive nell’indigenza. Vi auguro, dunque, di raccogliere con abbondanza i frutti di questa feconda stagione spirituale.
Anche noi Cristiani stiamo vivendo la Quaresima: Gesù, Dio crocifisso per amore e vincitore sulla morte, è la sapienza della nostra vita, la giustificazione di tutti i sacrifici imposti dall’amare come Lui ci ama. Ecco… a me pare che la ricerca sincera di Dio e il desiderio di vivere nella Sua volontà ci avvicinino: una prossimità da desiderare, da apprezzare e da scegliere! In effetti… è più facile ignorarsi che incontrarsi. E’ più sicuro difendersi che accogliere. E’ più istintivo sospettare che stimare. Anche nelle nostre piccole Comunità.
Il terrorismo, l’integralismo religioso e il preoccupante fenomeno della “cristianofobia” presenti in molti Paesi di tradizione e di cultura islamica, non aiutano, certo, il dialogo tra Cristiani e Mussulmani. Ma nel nostro specifico contesto, qui da noi, si possono… anzi si devono lanciare segnali in controtendenza: di rispetto, di lealtà, di amicizia, di fraternità. Vivere l’integrità della fede non è affatto la stessa cosa che essere “integralisti”. Siamo diversi, certamente diversi, e per molti aspetti lontanissimi e irriducibili gli uni agli altri: ma le differenze non ci fanno paura e non ci rendono nemici. Anzi, ci umanizzano e ci arricchiscono. Mi associo alla vostra preghiera, in questo tempo sacro del Ramadan, per invocare, da Dio, il dono della pace e la riconciliazione… tra noi e nel mondo intero.
Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2026