ITALIANI DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE
Di tanto in tanto c’è chi la vuole “aggiornare”: con emendamenti e modifiche… le più disparate. E pericolose: per la libertà e la democrazia. Parliamo della nostra Carta Costituzionale: che lo scorso 1° gennaio 2026 ha compiuto 78 anni di età. E dimostra di essere ancora “sana e robusta”. Oltre che perfettamente efficiente. Il 25 giugno 1946, dopo il referendum per la scelta della forma istituzionale dello Stato tra monarchia e repubblica, e l’opzione popolare per la seconda, iniziarono i lavori dell’Assemblea Costituente: in seguito all’esperienza drammatica della dittatura fascista e agli orrori della guerra mondiale, fu affidato ai Padri Costituenti il compito di redigere la “norma” ideale ed efficace – alta nei valori e tuttavia praticabile, eticamente molto esigente e comunque inclusiva, centrata sulla dignità e i diritti della persona ma proiettata al bene comune – della nostra neonata Repubblica. Portando in sé la missione di custodire il tesoro di una democrazia bramata fino allo spasimo, pagata con il sangue e… ossessionata dalla pace.
Tentativi per “snaturare” l’indole della Costituzione non sono mancati negli ultimi decenni. Nel 2005 l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi provò a “rivedere in senso presidenzialista” la nostra “magna charta”: iniziativa che il referendum popolare del 2006 cestinò. Ricordo le parole con le quali, in un incontro pubblico promosso dall’Azione Cattolica sul tema specifico, il Senatore cremonese Angelo Rescaglio – che, durante il suo mandato a Roma, si distinse, tra tutti i suoi colleghi, per il maggior numero assoluto di presenze nell’emiciclo di Palazzo Madama – commentò i 57 articoli della Costituzione modificati da quella proposta di riforma:
«Un autentico obbrobrio… Quanto di peggio potesse elaborare una classe politica intenzionata a stravolgere una Carta Costituzionale… Uno stravolgimento che avvilisce e offende l’intelligenza e l’equilibrio di uomini di straordinaria cultura e sensibilità politica come De Gasperi, Dossetti, La Pira, Togliatti, Nenni… Un intervento pericoloso, che spiana la strada a rischi che neppure immaginiamo».
Un ulteriore discutibile tentativo di riforma fu portato all’attenzione dei legislatori e degli Italiani dal Governo di Matteo Renzi nel 2015: durante la discussione parlamentare un noto Senatore dell’opposizione presentò 82.730.460 emendamenti (quasi ottantatre milioni di modifiche) elaborati grazie ad un algoritmo, cioè all’intelligenza “artificiale” (l’unica – ebbe a commentare ironicamente qualcuno – a disposizione dell’Onorevole). Una commedia, comunque, indecorosa. Per il livello di banalità con cui veniva maltrattata la nostra Legge fondamentale. Offensiva: degli Italiani e delle Istituzioni.
Per queste e per altre analoghe ragioni, ogni volta che la Costituzione è oggetto di “revisionismi”, qualsiasi sia il colore politico di chi se ne fa araldo o profeta, io entro istintivamente in fibrillazione. Il “presidenzialismo” è stato considerato “madre di tutte le riforme” anche dall’Esecutivo in carica, per “garantire stabilità al Paese – era la tesi dei promotori – e restituire centralità alla sovranità popolare”: il Capo dello Stato, infatti, eletto direttamente dal popolo, assumerebbe nel contempo la guida del Governo. Come… nell’America di Trump: dove né il Congresso né la Corte Suprema riescono più ad arginare il disinvolto ed arrogante abuso di potere del presidente-magnate. Ultimamente la linea politica della “maggioranza di governo” è mutata e si è incanalata nella proposta del “premierato”: per “garantire stabilità politica, credibilità internazionale – spiegano i fautori – e continuità strategica all’Italia”.
Lo dirò francamente: l’insistenza con la quale Giorgia Meloni rivendica l’investitura direttamente dai cittadini e, con l’investitura, il diritto-dovere di governare “stabilmente” senza subire troppi condizionamenti e intoppi – da parte del Parlamento o dagli Organi di garanzia o da una Magistratura “fuori controllo” – per un supposto rispetto degli impegni assunti con gli elettori… puzza di autoritarismo. L’espressione “stabilità politica”, anche agli orecchi di un ingenuo cittadino della strada come il sottoscritto, suona talmente ossessiva nelle dichiarazioni del Primo Ministro da risultare preoccupante. Assai! «Non dimentichiamo – ammoniva il Senatore Rescaglio contestando la riforma del Governo Berlusconi nel 2005 – che Hitler, in Germania, andò al potere eletto da una maggioranza democratica!». Già: il problema degli Italiani è sempre… la smemoratezza. Abbiamo la Costituzione più “sana e robusta” del mondo! Che altro?
Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2026