CONSIDERAZIONI DI UN IMPOLITICO
“Considerazioni di un impolitico” è il titolo di un saggio dello scrittore tedesco (Premio Nobel per la Letteratura nel 1929) Thomas Mann (+1955): non è un’opera di teoria politica né un manuale per strategie di partito, ma esprime le valutazioni personali dell’autore e il suo travaglio interiore sulle tensioni, gli antagonismi, i conflitti di civiltà del suo tempo. Egli si definisce “impolitico” (ovvero “non-politico”) perchè evita l’impegno attivo nella “cosa pubblica” e si concentra, piuttosto, sui valori, sui criteri morali, sugli ideali che devono animare chiunque abbia a cuore il bene comune e la cultura dei popoli. Considerazioni… in libertà, quindi, espresse con estrema franchezza e senza risparmiare, all’occorrenza, critiche severe e giudizi pungenti. Ma del pensiero di Mann – di cui ho una conoscenza molto superficiale – io non mi interesso. Dell’intero volume chiedo in prestito all’autore solo il titolo: che fa al caso mio, poiché – fatte le debite proporzioni – mi ritengo un “impolitico”, cioè un “non-politico”, ideologicamente non-allineato, chiamato, tuttavia, a giustificare quelle che, agli occhi di molti, anche nel nostro ristretto contesto ecclesiale e pastorale, sembrano, da parte di un prete, “intromissioni politiche” indebite e inopportune, e soprattutto… palesemente “partigiane”.
Mi introduco confessando che mi conforta constatare come le opinioni sul mio modo di vivere il ministero siano talmente diverse e contraddittorie tra loro da rendere comprensibile, tollerabile e perfino umoristica qualsiasi etichetta mi si voglia appiccicare. In più occasioni, infatti, mi sono sentito definire “prete comunista”, per le mie «idee chiaramente di sinistra»; qualche volta sono stato accusato di essere fascista e reazionario. C’è chi mi giudica troppo elastico e permissivo; per altri sono un parroco severo, superbo e inavvicinabile. Alcuni mi ritengono troppo aperto, altri troppo chiuso; su certe questioni avanguardista, su altre retrogrado. Diversi anni fa, avendo inviato, attraverso il settimanale parrocchiale, un messaggio di amicizia per l’inizio del Ramadan alla Comunità islamica della cittadina di cui ero parroco (come ho fatto, su mandato del Consiglio Pastorale Unitario, lo scorso febbraio 2026 rivolgendomi ai Mussulmani residenti tra noi) un noto Assessore Regionale della Lega Nord mi aggredì con un pesante articolo sul quotidiano “La Provincia di Cremona” definendomi un “pastore cattolico pentito”: gli risposi – attraverso lo stesso giornale – che non solo non ero “pentito”, ma, al contrario, «felicissimo di vivere da prete nella Chiesa di oggi e di servirla in piena sintonìa con il Vescovo di Roma» (che allora era papa Francesco). Gli ricordai che il dialogo con le religioni non-cristiane fa parte della missione della Chiesa. Gli consigliai di aggiornarsi sui documenti emanati, in merito, dal Concilio Vaticano II e di “contare” le iniziative di preghiera e fraternità interreligiosa promosse da Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI e da papa Francesco. E di accertare come anche l’allora arcivescovo metropolita della Lombardia, il card. Angelo Scola, avesse inviato una Lettera di augurio agli Islamici milanesi proprio in occasione del Ramadan.
Qualche giorno dopo il Natale 2018, poi, sulla scorta dell’omelìa alla Messa di Mezzanotte – recensita dal solito quotidiano “La Provincia” – il gruppo di estrema destra neo-fascista “Forza Nuova” pubblicò sul giornale una Lettera al mio indirizzo nella quale non solo dichiarava la propria “ammirata” condivisione con quanto avevo predicato, ma si proponeva perfino di offrirmi una “ben meritata” tessera del movimento. E pensare che, appena un anno prima, alcuni giovani di “Forza Nuova” si erano presentati in canonica minacciando di presidiare la casa-alloggio ”Oasi della misericordia” che, donata da un benefattore locale alla Caritas per l’accoglienza dei profughi e dei migranti, avrei inaugurato a breve.
Episodi tra i tanti. Ma emblematici. Per il resto… chi ha la pazienza di leggere “La parola al parroco” sul nostro “foglio settimanale” o partecipa all’Eucarestia domenicale sa quante volte, e con quale insistenza, senza mai indulgere ad una morale accomodante né ad un linguaggio “politicamente corretto”, sono intervenuto e intervengo sui temi “sensibili” e “non negoziabili” dell’aborto, della procreazione medicalmente assistita, dell’utero in affitto, dell’eutanasìa… oltre che della omogenitorialità e della libertà educativa. Insomma su quelle che ideologicamente vengono spacciate per “battaglie di civiltà”. Pertanto, a chi presume di poter certificare «da che parte sto», garantisco che l’unica “parte” in cui mi sforzo di stare è quella del Vangelo. In totale e incondizionata comunione con il magistero della Chiesa. Sono certamente e volutamente un “impolitico”: ma rivendico, in coscienza, la libertà di esprimere le mie “considerazioni” con “apostolica” franchezza. Cioè – come scriveva don Primo Mazzolari – senza lasciarmi “imbottigliare dalla prudenza” e, men che meno, imbavagliare: poiché da Leone XIII in avanti (e Leone XIV ne è la dimostrazione vivente) la Chiesa ha promosso e promuove una cattolicissima “dottrina sociale”. Cattolicissima… e quindi umanissima.
Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2026