I CARE: MI RIGUARDA! APPELLO AI GIOVANI…
“I care! M’interessa!”: è l’espressione che riassume l’ispirazione e la logica del metodo educativo di don Lorenzo Milani, prete scomodo e profetico. L’ho citata, una volta (non ricordo bene l’anno), in una Sala del Consiglio Comunale, durante la cerimonia di consegna della Costituzione della Repubblica Italiana ai “Diciottenni”: un appuntamento significativo, informale e solenne nel contempo, al quale il Sindaco della parrocchia in cui svolgevo il ministero, aveva cortesemente invitato anche me. Dovendo “improvvisare due parole” da rivolgere ai “neo-Maggiorenni” per incoraggiarli all’esercizio della “cittadinanza attiva”, pensai immediatamente all’emblematico programma della Scuola di Barbiana: “I care: mi riguarda!”. Don Milani ne spiega il senso nella sua “Lettera ai giudici”: «Ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c’è scritto in grande: “I care”. E’ un motto intraducibile: “Me ne importa, mi sta a cuore”. E’ il contrario esatto del motto fascista: “Me ne frego!”». Un principio al quale il priore di Barbiana rimase “devoto” fino alle estreme conseguenze. Per fedeltà al Vangelo e alla sua missione di prete, ancorchè confinato tra i montanari nella “zona depressa” del Mugello.
Ma il primo “I care” della storia è quello di Dio per l’uomo, per ogni uomo… e quindi anche per me e per voi: «Mi stai a cuore – dice Dio – e per te ho dato mio Figlio». La croce di Cristo, infatti, svela senza equivoci l’interesse del Padre per ciascuno dei suoi figli, soprattutto per gli “ultimi della classe”.
Ecco, dunque: mi piacerebbe che anche la gioventù delle nostre tre parrocchie – un’unica Comunità – accogliesse, come i ragazzi di don Milani, la sfida ad essere «giovani che vibrano di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale… a qualcosa, cioè, che sia… al di fuori dell’angustia dell’io, al di sopra delle stupidaggini che vanno di moda». Nella sua storica “visita-lampo” a Barbiana, il 20 giugno 2017 (subito dopo la sosta a Bozzolo, sulla tomba di don Primo Mazzolari), papa Francesco, rivolgendosi proprio alla gioventù, citò un’altra significativa espressione di don Milani affidata alle pagine del suo libro “Lettera a una professoressa”: «Ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia». Parole che il pontefice commentò: «Questo è un appello alla responsabilità. Un appello che riguarda voi, cari giovani, ma prima di tutto, noi adulti, chiamati a vivere la libertà di coscienza in modo autentico, come ricerca del vero, del bello e del bene, pronti a pagare il prezzo che ciò comporta. E senza compromessi». “I care tutto”, faceva scrivere don Lorenzo ai suoi “figlioli”: “Tutto mi interessa, mi importa di tutto”.
Mi piacerebbe che anche i nostri giovani traducessero il motto di Barbiana con parole analoghe, ma soprattutto con scelte conseguenti: “Io ci sono! Potete contare su di me! Voglio esserci nelle situazioni concrete della vita: in famiglia, nel gruppo degli amici, all’oratorio, nello studio o nel lavoro; io ci sono per le persone e per i volti che incontro… Ho voglia di sporcarmi le mani, di mettermi in gioco per gli altri, di morire al mio egoismo comodo e sonnolento per un mondo migliore, per una società più giusta, per una Comunità più vera, più bella e più buona… Io ci sono! Contate su di me!”. E’ il senso “vocazionale” dell’esistenza. Che papa Leone, nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Vocazioni 2026, definisce “via della bellezza”: «Mi fido di Cristo, con Lui la vita può essere davvero bella, voglio percorrere la via di questa bellezza!».
Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2026