LEPANTO… IERI E OGGI
Il 30 aprile scorso la Chiesa ha fatto memoria del papa san Pio V. Alla cui iniziativa è attribuita la battaglia di Lepanto. Memorabile per l’incredibile vittoria che la “Lega santa” (Repubblica di Venezia, Corona di Spagna, Repubblica di Genova, Ducato di Urbino, Repubblica di Lucca, Ducato di Mantova, Ducato di Parma, Ducato di Ferrara, Ducato di Savoia, Regno di Napoli e di Sicilia, Stato Pontificio, Ordine dei Cavalieri di Malta…) riportò contro i Turchi Ottomani il 7 ottobre 1571: lo scontro tra le due flotte si consumò nel Golfo di Corinto, e rappresenta ancora oggi l’ultimo grande conflitto navale della storia moderna. Il contrasto fu provocato da innegabili interessi economici: i Turchi avevano occupato e saccheggiato l’isola di Cipro, controllata dalla Repubblica di Venezia e strategica per i suoi scambi commerciali! Il papa di allora, Pio V, seriamente preoccupato per la pressione “espansionistica” degli Ottomani di fede islamica alle porte dell’Europa, volle caricare di un significato anche religioso la sfida tra Cristiani e Musulmani, benedicendo l’unione tra gli eserciti europei in funzione anti-ottomana con il nome di “Lega santa” e trasformando il terribile confronto in una sorta di “crociata”. Per il buon esito della “guerra santa” il pontefice esortò la Cattolicità ad invocare la Vergine Maria con la preghiera del Rosario. La sconfitta dell’agguerritissima flotta di Ali Pascià fu interpretata come la “risposta soprannaturale” alle suppliche dei Cristiani: e, per volontà di Pio V, il 7 ottobre di ogni anno diventò, nel calendario della Chiesa Romana, la memoria della “Beata Vergine del Santo Rosario, Regina delle vittorie“.
Ma collocare e comprendere “nel loro contesto storico” le vicende umane del passato (operazione più che legittima) non ci esime dal dovere di decodificarle, oggi, riconoscendo come infedeltà al Vangelo «i comportamenti contro l’amore, la pace, i diritti dei popoli, il rispetto delle culture e delle religioni». Lo dichiarò, al cospetto del mondo, san Giovanni Paolo II nel giorno della “purificazione della memoria”, durante il grande Giubileo del 2000: <<Riconoscere le deviazioni del passato serve a risvegliare le nostre coscienze di fronte ai compromessi del presente, aprendo a ciascuno la strada della conversione» (Omelia del 12 marzo 2000). Mi sento, pertanto, autorizzato a confessare la mia perplessità nell’accreditare la vittoria di Lepanto al patrocinio di Maria. E non solo perchè la competizione armata fu scatenata da motivazioni spudoratamente commerciali: come dimostra l’accordo, intercorso, qualche tempo dopo, tra Veneziani e Turchi, per la “spartizione” pacifica dell’isola di Cipro; ma, soprattutto, perchè non posso credere che la Vergine abbia favorito un esercito contro un altro, un popolo contro un altro, una religione contro un’altra, tollerando un immane spargimento di sangue, e assecondando, sia pure per la difesa della “civiltà cristiana”, un odio ed una violenza indegni dell’uomo e assolutamente in contrasto con la logica del Vangelo.
Se mi permetto di rivangare eventi lontani nei secoli è perchè la battaglia di Lepanto viene evocata, più o meno esplicitamente, anche oggi per banalizzare il dialogo tra Cristiani e Musulmani, per contraddire lo sforzo del Concilio Vaticano II e dei “pontefici” nel “costruire ponti” con l’Islam, per inoculare il veleno del pregiudizio e del sospetto tra i discepoli di Cristo e i seguaci di Maometto perfino nei nostri piccoli paesi di periferia… Se già il 1° agosto 1969, incontrando in Uganda i rappresentanti dell’Islam, il papa san Paolo VI esprimeva “grande rispetto per la fede che voi professate” augurandosi che quanto “è comune fra noi unisca sempre più Cristiani e Musulmani in una fraternità autentica”, si capisce anche perchè papa Francesco, nell’enciclica “Fratelli tutti”, abbia confessato, con umiltà e semplicità disarmanti, di essersi «sentito stimolato (a scrivere l’enciclica) in modo speciale dal Grande Imam Ahmad AlTayyeb… per ricordare che Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro». Del resto sembrerebbe che la Santa Vergine, in uno dei suoi messaggi a Medjugorie, abbia dichiarato: «Sulla terra voi siete divisi, ma siete tutti figli miei. Musulmani, Ortodossi, Cattolici, tutti siete uguali davanti a mio Figlio e a me. Siete tutti figli miei…» (20 maggio 1982). Precisando ulteriormente, qualche mese più tardi: «Voi non siete veri cristiani se non rispettate i vostri fratelli che appartengono alle altre religioni!» (21 febbraio 1983). Perciò stento, davvero, a credere che, a Lepanto, la Madre del Signore abbia patrocinato la “nostra causa” contro i suoi figli e nostri “fratelli” islamici.
Oggi anche papa Leone sente il bisogno di ribadire con insistenza e coraggiosa franchezza – contrariando i boriosi “messia” del momento, armati fino ai denti e orgogliosi dei loro potentissimi eserciti – che Gesù «è il Re della pace, che rifiuta la guerra, che non si può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non le ascolterei: le vostre mani grondano sangue”» (Omelia delle Palme, 29 marzo 2026). Per la sua “opera di pace” il pontefice viene anche accusato di “mettere in pericolo molti cattolici”: in realtà ha già spiegato – papale papale – che è una grave bestemmia, mentre «il delirio di onnipotenza… attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo» trascinare «nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita» (Veglia per la pace, 11 aprile 2026). Per quanto mi riguarda, perciò, continuerò, imperterrito, ad invocare Maria come “Regina delle vittorie”: perchè mi aiuti nella più aspra delle battaglie, e cioè a vincere su me stesso e sul mio inossidabile egoismo…
Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2026