LA PAROLA AL PARROCO, 31 maggio 2026

IN PROCESSIONE CON IL SS. SACRAMENTO

Nella nostra Unità Pastorale, come in molte altre parti della Chiesa universale, il prossimo giovedì 4 giugno
anticiperemo la celebrazione unitaria del “Corpus Domini”: sarà preparata da alcune “giornate eucaristiche” (le
Quarant’ore), che confluiranno nella processione con l’Ostia santa. Ci raccoglieremo insieme, dalle nostre tre Comunità, a
Pumenengo. Il paese è piccolo e la strada che il Signore dovrà percorrere fino al Santuario, amorosamente “incastrato” nella
sua pregevole vetrina, non è molta: non si stancherà. E neppure io, che avrò l’onore di portarlo, tenendolo stretto tra gli ingombranti paramenti della solennità, immerso nei quali dovrei sparire affinché la gente veda solo Lui, il “Pane vivo disceso
dal cielo”. Terrò l’ostensorio all’altezza del volto: per stare “faccia a faccia” con il Signore, come se ci guardassimo reciprocamente negli occhi. Lui non ne ha bisogno, perché mi scruta e mi conosce da sempre… ma io sì: io ne ho bisogno! Di un
incontro anche “visivo” con il “Dio nascosto”. “Vedere”, anzi, contemplare, è un verbo importante, nella festa del
“Corpus Domini”.

Lo terrò all’altezza della bocca, perché, infantile quale sono, ho un “complimento” strano da bisbigliargli:
“Signore… ti mangerei!”. Spero, in questo modo, di ravvivare la fame di Lui e prolungare spiritualmente l’incontro
“conviviale”, ancora più intimo e profondo, che vivo, con troppa disinvoltura, ogni giorno nella Comunione eucaristica. Anche
il verbo “mangiare” è centrale nella festa del “Corpus Domini”.

Lo appoggerò all’altezza del cuore: camminando tra le nostre case non voglio perdere l’occasione per affidargli la “sua” gente: in ogni famiglia c’è un problema; dietro le imposte di tante abitazioni si nascondono croci pesanti, malattie senza speranza, affanni inimmaginabili… Tutte cose che Lui sa già: ma io ho bisogno di affidargliele, perché la “sua” gente è anche la “mia”. Anche il verbo “amare” è essenziale nella festa del “Corpus Domini”.

La nostra processione sarà solenne: ritmata dalla preghiera e dalle tradizionali melodie della banda musicale; probabilmente senza la magnifica “folla” che inorgogliva, nel passato, il pastore e il gregge: ma ci sarà Lui, nell’adorabile sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, a rendere incandescente l’evento. Anche il verbo “adorare” è determinante nella festa del “Corpus Domini”. Usciremo di chiesa procedendo lentamente lungo le strade che di solito percorriamo in fretta e distratti: non perchè ci interessi esibire e imporre pubblicamente la nostra presenza! Vogliamo, piuttosto, assumere il passo, umile ma determinato, dei viandanti, pellegrini di speranza e di conversione, decisi a seguire Gesù, perchè… senza Eucarestia non possiamo vivere! Anche il verbo “testimoniare” è fondamentale nella festa del “Corpus Domini”. Passeremo tra gli ambienti della nostra vita “laica”, ma non per “consacrare” ciò che è ancora profano: infatti siamo già tutti sacerdoti, per il battesimo, e possiamo offrire a Dio, in ogni momento, il sacrificio della nostra esistenza “tutta feriale”. Intendiamo, piuttosto, “eucaristicizzare” lo stile del nostro vivere: per “lasciarci mangiare la carne addosso” dalla gente che incontriamo, dai buoni e dai cattivi, da chi ci ama e da chi ci odia. Alla scuola dell’Eucarestia. Perfino il verbo “sacrificarsi” è cruciale nella festa del “Corpus Domini”.

Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2026