LA PAROLA AL PARROCO, 2 agosto 2026

LA TRASFIGURAZIONE DI… PAOLO VI

«Ecco, mi piacerebbe, terminando, d’essere nella luce»: sono parole di san Paolo VI, affidate ad un suo manoscritto privato, dal titolo enigmatico, “Pensiero alla morte”, rimasto oscuro fino al 6 agosto 1978, quando il “pontefice delle chiavi pesanti”, cristiano senza ombre, profeta sofferente nel trapasso d’epoca inaugurato dal Concilio Vaticano II, ha chiuso gli occhi sulla «scena affascinante e misteriosa» di questo mondo. Noi Cristiani celebriamo la “Trasfigurazione del Signore”, con la quale il Figlio dell’uomo viene preventivamente e propedeuticamente rivestito di luce pasquale, due volte all’anno: nella seconda domenica di Quaresima e il 6 agosto, appunto.

Per la pedagogia del calendario liturgico è significativa soprattutto la prima data. Ma io ricordo volentieri anche la scadenza agostana: Paolo VI è un papa che ho molto ammirato e amato. Quando si è spento alla «fosca chiarezza» del secolo presente, nel giorno in cui la Chiesa contempla Gesù trasfigurato sul monte Tabor, ero seminarista diciottenne ed ho avvertito, per una sorta di intuizione interiore, che una simile coincidenza si imponeva alla considerazione dei credenti come un “segno” da leggere ed interpretare nella fede. E, quindi, che fosse stata decisa “colà dove si puote ciò che si vuole” la simultaneità tra la memoria della “trasfigurazione” del Signore e il compimento della “trasfigurazione” del servo. Molti anni dopo, poi, leggendo e meditando il “Pensiero alla morte”, ho avuto conferma di quanto le parole del papa bresciano avessero effettivamente il tono della profezia: «Ecco: mi piacerebbe, terminando, d’essere nella luce».

Ancora una volta ammiro e celebro l’umiltà dell’uomo e del cristiano che, ancorchè “sommo pontefice” della Cristianità, non presume e non pretende nulla al cospetto di Dio: «Mi piacerebbe…». Il verbo al condizionale mi sorprende e mi commuove! Anche alla soglia dell’eternità le espressioni di Montini non consentono fraintendimenti: «Di solito la fine della vita temporale – scrive – se non è oscurata da infermità, ha una sua fosca chiarezza: quella delle memorie, così belle, così attraenti, così incomplete, così nostalgiche, e così chiare ormai per denunciare il loro passato irrecuperabile e per irridere al loro disperato richiamo. Vi è la luce che svela la delusione di una vita fondata su beni effimeri e su speranze fallaci. Vi è quella di oscuri e ormai inefficaci rimorsi. Vi è quella della saggezza che finalmente intravede la vanità delle cose e il valore delle virtù». E conclude: «Quanto a me, vorrei avere, finalmente, una nozione riassuntiva e sapiente sul mondo e sulla vita; penso che tale nozione dovrebbe esprimersi in riconoscenza: tutto era dono, tutto era grazia!». E’ l’anima del mistico che Paolo VI, ormai prossimo al congedo, rivela contemplando l’armonia di un mondo “trasfigurato”, esso stesso, dal dilagare della luce divina: «Ti saluto e ti celebro all’ultimo istante, sì, con immensa ammirazione; e, come si diceva, con gratitudine: tutto è dono; dietro la vita, dietro la natura, l’universo, sta la Sapienza; e poi, lo dirò in questo commiato luminoso, sta l’Amore! Grazie, o Dio, grazie e gloria a Te, o Padre! In questo ultimo sguardo mi accorgo che questa scena affascinante e misteriosa è un riverbero, è un riflesso della prima e unica Luce; è una rivelazione naturale d’una straordinaria ricchezza e bellezza, la quale doveva essere una iniziazione, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell’invisibile Sole, che nessuno ha visto mai: l’unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, ce lo ha rivelato. Così sia, così sia!».

Il “Pensiero alla morte” di Paolo VI, nel suo assoluto realismo, non ha nulla di drammatico o pessimistico ma è, al contrario, una stupenda e lirica elebrazione della luce di Dio, della speranza tipicamente cristiana che anela alla visione “dell’invisibile Sole” di cui ogni bellezza, in questo mondo, è riflesso e richiamo. Secondo la spiritualità orientale, che ha nella scena evangelica del Tabor la sua icona riassuntiva, la lunga esposizione alla “Luce” rende diafani, cioè trasparenti e luminosi. Come Paolo VI, appunto.

Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2026