LA PAROLA AL PARROCO, 13 settembre 2026

A SANTA MARIA L’INAUGURAZIONE DELL’ORGANO… RITROVATO

Nella serata di sabato 19 settembre, vigilia della Solennità della Vergine Addolorata, patrona della Comunità di Santa Maria in Campagna, dopo una lunga attesa – che, tuttavia, ha consentito di “verificare” la qualità dello strumento e del suo recente restauro – con uno speciale Concerto polifonico verrà finalmente e ufficialmente inaugurato l’Organo a canne “Rotelli-Varesi 1939” custodito nella parrocchiale, recuperato alla sua efficienza dalla “Bottega organaria” del maestro Ugo Cremonesi di Soncino. La coincidenza con la celebrazione patronale rende ancora più significativa l’occasione, che diventa motivo di condivisione e di gioia per l’intera Unità Pastorale. Per tenere viva la memoria dell’intervento che ha riattivato le originarie potenzialità della “macchina musicale” e lasciarsi incuriosire dalla sua evoluzione storica, è stato pubblicato, corredato da molte fotografie e da interessanti annotazioni, un agile opuscolo destinato ad entrare in tutte le famiglie di Santa Maria: non come un “ricordo” da conservare ma come un pegno di responsabilità per il futuro. Ho voluto introdurre il quaderno illustrativo con alcune considerazioni personali che vorrei partecipare anche alle Comunità di Pumenengo e di Calcio. Il titolo è emblematico: “L’organo… ritrovato”.

Condivido molto volentieri ma non senza un certo imbarazzo – poiché mi inserisco ad intervento ormai ultimato – la soddisfazione della Comunità di Santa Maria per il grande Organo “ritrovato”. Partecipo in rendimento di grazie alla restituzione dello strumento, dopo un eccellente restauro, completo, accurato e rigoroso: sono consapevole, infatti, di quanto sia complicato e tortuoso il processo di “salvataggio” di un bene storico tanto delicato e prezioso. Un’operazione che non è solo burocratica, economica, tecnica e artigianale, ma anche liturgica, culturale e artistica. Che ha richiesto una buona dose di audacia, non poca pazienza e perfino una proporzionata misura di resistenza. Già: di resistenza. In particolare alla tentazione di considerare irrilevante, rispetto ad altre “concrete” urgenze pastorali, un così importante investimento sulla “pura bellezza”, ovvero sul ripristino di una “macchina stupenda e viva”, articolata e perfetta quale è un Organo a canne. Che, grazie alla varietà quasi illimitata di timbri e di suoni, ora potentissimi e corposi, ora sussurrati e soavi, ha l’effetto di una vera e propria orchestra. Risultato non di tecnologie digitali innovative ma di un intricato e ingegnosissimo sistema meccanico e pneumatico, fatto di tastiere, pedali, registri, mantici e da un groviglio di piccoli tubi in stagno collegati ad un somiere per indirizzare, attraverso valvole e ventilabri, l’aria forzata a centinaia di canne dalle molteplici forme e dimensioni, ottenendone una gamma infinita di modulazioni musicali. E’ vero, dunque: il restauro di un Organo è molto più che un’impresa finanziaria e culturale. E ora che, finalmente, lo strumento è stato recuperato alla sua originaria efficienza, può accompagnare i misteri “sacri” attraverso “le opere e i giorni” del nostro popolo.
Poiché si prega anche con il corpo: con gli occhi e con gli orecchi. E con la voce. Con l’arte, insomma. Di cui è impregnato il linguaggio della fede. L’armonìa dei suoni, infatti, è un sentiero mistico, e arriva al cuore umano più dei concetti e delle parole. E suscita “religioso ascolto” anche in chi è refrattario ad altre forme di evangelizzazione. L’Organo a canne, nella bellisima chiesa di Santa Maria, segna il ritmo del nostro passo di “pellegrini nella speranza” incamminati verso il Regno di Dio: la solennità della liturgia ci svela, infatti, che ogni gesto e ogni momento del vivere, personale e collettivo, possono diventare magnifici e grandiosi, se partecipano della benedizione che, in Cristo crocifisso e risorto, ha restituito al mondo la sua vocazione di “sinfonìa del divino”. Grazie, perciò, a tutti coloro che, con il contributo economico, con la loro perizia organaria e musicale, con la manovalanza volontaria, hanno reso possibile… l’impossibile. Un grazie speciale a don Silvio, che ha tenacemente voluto il restauro, accompagnandolo con vigile attenzione in tutte le sue fasi. Fino al felice compimento di cui siamo, oggi, testimoni e beneficiari.

Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2026