MIGRANTI INGOMBRANTI. E UMANIZZARE LE FRONTIERE ?
Se un prete o un vescovo o il papa, in modo premeditato o “dalla pienezza del cuore” (ex abundantia cordis), nella sua predicazione richiama i Cristiani alle loro responsabilità verso gli “stranieri” (volgarmente chiamati “extracomunitari”), è perchè – si mormora nei circoli di un certo Cattolicesimo – la politica ha spodestato la religione… e alcune frange della santa Chiesa si sono scandalosamente svendute all’ideologia anti-cristica: al pacifismo, al solidarismo, al buonismo, forse al comunismo, e di sicuro al relativismo. Eppure nessun predicatore, anche sforzandosi di evitare un argomento tanto “scottante”, può rifiutare la propria voce alla Parola di Dio: «Non molesterai il forestiero e non l’opprimerai…» (Es 22, 20). Né può negarsi all’identificazione, a dir poco audace, che il Vangelo propone tra Cristo e lo stra- niero: «Ero forestiero e mi avete accolto…» (Mt. 25,35). Cui segue il giudizio implacabile del Signore contro chi non l’ha riconosciuto: «Via, lontano da me, maledetti… perché ero forestiero e non mi avete ospitato!» (Mt 25, 42).
A onor del vero anche per i più intransigenti oppositori della promiscuità tra etnie e religioni, non tutti gli stranieri sono “uguali”: ben vengano, infatti, dall’estero le badanti che si prendono cura dei nostri vecchi incontinenti; ben vengano i muratori che si rompono la schiena nei nostri cantieri; ben vengano gli spazzini che ci liberano dall’immondizia; ben vengano i “bergamini” che sopportano il fetore delle nostre stalle; ben vengano i braccianti che si consumano, talvolta fino a morire, nelle nostre coltivazioni di pomodori e di meloni… Ben vengano insomma, “tutti quelli di cui abbiamo bisogno”; se ne stiano a casa loro, invece, “tutti quelli che sono nel bisogno”!
Ecco, dunque, un modo alquanto discutibile di interpretare l’imperativo cristiano della carità: è doveroso “fare del bene” a coloro che ci servono; gli altri sono “invasori”. Cioè una minaccia. Del resto non è chi non veda: il fenomeno migratorio è massiccio; coinvolge centinaia di migliaia di esse- ri umani e provoca pericolosi squilibri sociali. Una vera sfida, insomma. Evangelica, prima ancora che politica. Papa Leone, sull’argomento, non è meno ossessivo del suo predecessore. Ogni viaggio apostolico è occasione per affermare la dignità dei migranti: «La dignità di una persona – ha affermato alle Isole Canarie lo scorso 11 giugno 2026 – non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera». Ecco il punto, secondo il Santo Padre: bisogna umanizzare le frontiere, predisponendo vie legali e sicure che impediscano ai migranti di cadere nelle mani delle organizzazioni criminali. Anche nel suo viaggio alle isole di Lampedusa e Linosa, lo scorso 4 luglio 2026, durante la celebrazione eucaristica, Leone XIV non ha tergiversato: «Carissimi, oggi Lampedusa e Linosa si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico (Lc. 10, 25-37). Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano… I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mon- diale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguar- dano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”».
Grazie, Leone, per la chiarezza “papale”! In effetti anche nel nostro contesto paesano viviamo le fatiche e le contraddizioni che comporta l’incontro tra culture diverse: preferiamo marcare gli spazi anzichè guardare in faccia le persone concrete, bisognose di rispetto, di fiducia, di benevolenza prima e più che di sostegno economico. Anche noi siamo spesso condizionati dai pregiudizi, dalle semplificazioni rassicuranti che ci fanno sentire educati, civili, laboriosi e meritevoli… migliori, insomma, a fronte degli stranieri che delinquono, non vogliono lavorare, non si sono guadagnati il benessere cui pretendono di accedere senza sforzo. Un sospetto che la politica cavalca senza scrupoli per accaparrarsi consenso e voti, radicalizzando le contrapposizioni, e che noi Cristiani tolleriamo vergognosamente senza battere ciglio o, addirittura, applaudendo fino all’ovazione, e invocando, a nostra giustificazione, proprio quei valori evangelici che sono le nostre radici. Per la fretta che abbiamo di “passare oltre”… spiega il Papa.
Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2026